Sarà un bagno di sangue, ma sarà bellissimo. “Lettera al mio dittatore”. Un atto di accusa emozionante, dolente e ironico. Dialogo tra Francesca Cosi e Alessandra Repossi.

Il dittatore di cui si parla nel libro è Nicolae Ceaușescu, i cui «reperti» sono conservati nelle sue ville sul Mar Nero e nelle residenze di Bucarest. Questi luoghi testimoniano una vita trascorsa nel lusso più sfrenato.Lo scrittore si rivolge direttamente al Presidente e, fin dall’incipit, si congratula con se stesso per non avere nulla in comune con lui. Ricorda infatti di aver vissuto in una casa piccola e modesta, lontana anni luce dai palazzi del potere.Accanto al dittatore c’era la moglie Elena, che amava essere definita «grande scienziata di fama internazionale». Di solito dietro i dittatori ci sono sempre donne che li manipolano e li spingono a ad osare sempre di più.Le traduttrici hanno deciso di portare a termine il lavoro durante il loro soggiorno presso una Casa della traduzione in Svizzera.Nel libro, lo scrittore intreccia la propria storia personale con quella nazionale, raccontando le vicende dei suoi genitori e quelle dell’intero popolo romeno. Lo fa attraverso una scrittura caratterizzata da una grandissima ironia, che permette al lettore di alternare il riso e il sorriso a momenti di riflessione.L’opera offre così uno spunto per riflettere sulla figura dei coniugi Ceaușescu e, più in generale, sui dittatori che, dopo aver raggiunto l’apice del potere, intraprendono inevitabilmente la parabola discendente. Il loro regime si conclude tragicamente il 25 dicembre 1989, quando Nicolae ed Elena Ceaușescu vengono fucilati.

@AnnaLuciaFantastico