La frase riportata è dello scrittore francese Paul Nizan, ricordato come talentuoso, impegnato e refrattario ai compromessi, ancora oggi modello a cui aspirare per i giovani. Nel tempo l’incipit citato è diventato quasi proverbiale.
Da questa frase inizia il dialogo condotto dal Professor Gino Cecchini che ha coinvolto due dei finalisti della XII edizione del Premio Letteraria: Alessio Parmigiani col romanzo Stelle per pianeti di NNE Editore e Nikolai Prestìa col romanzo La coscienza delle piante.
Tra i temi affrontati durante il dibattito risaltano quelli legati alla condizione giovanile ai nostri giorni: il senso di solitudine, le incomprensioni, le difficoltà o la totale mancanza di comunicazione con il mondo degli adulti.
Nel romanzo “Stelle per pianeti” la città di Lavagna, descritta in modo cupo con il suo senso di solitudine topico, determina la vita dei due protagonisti e indaga sull’amicizia e sul suo valore. Il romanzo “La coscienza delle piante” racconta la crisi del giovane Marco e del suo senso di fallimento da cui riemerge superando la rabbia di vivere in un’epoca in cui i risultati valgono più del percorso .
I due giovani autori durante il dialogo si sono distaccati dai contenuti dei loro romanzi e, volendo accostarsi ai giovani lettori protagonisti del Premio, hanno sottolineato la necessità di credere in sé stessi e valorizzarsi cercando un punto di equilibrio e non al contrario sminuirsi. Un avviso molto importante è quello di abituarsi al fallimento, pensandolo come un punto da cui ripartire, correggendo il tiro. Il mondo in cui i ragazzi crescono è un mondo che corre velocissimo e aumenta le distanze generazionali, difficilissime da colmare. Bisogna sempre tenere in considerazione l’idea del cambiamento. Cambiare significa spostarsi, ma anche fermarsi, perché il cambiamento è il motore dell’esistenza.








